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Renato Copparoni ricorda: “Paravo a mani nude le bordate di Rombo di Tuono, poi per tre giorni dovevo fare gli impacchi”

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Renato Copparoni, ex rossoblù nonché primo portiere italiano a parare un rigore a Maradona, nel corso di un’intervista a varesenoi.it ha ricordato aneddoti ed emozioni vissute nel corso della sua carriera.

“Nato a San Gavino Monreale, classe 52′, Copparoni inizia giovanissimo a giocare a calcio nel ruolo di portiere, tanto che a 16 anni è già titolare nella squadra del suo paese che milita nel campionato di seconda categoria.
Successivamente passa nelle giovanili del Cagliari dove fa tutta la trafila sino ad arrivare in prima squadra. All’Amsicora gioca per sei anni, per poi passare al Torino, dove gioca fino al 1987, per terminare quindi la sua attività calcistica come portiere del Verona nel 1988“.

A raccontarla sembra un sogno – ha commentato Copparoni.
Giocavo in Seconda Categoria nel Monreale San Gavino, avevo 17 anni.
Un giorno venne a vedermi Tiddia, dirigente del Cagliari, che mi convoca per fare un provino; vado, gioco la partita, mi tengono in osservazione per qualche settimana per poi convocarmi ufficialmente nella Primavera.
Il sogno prosegue perché vengo convocato al raduno della prima squadra con mister Scopigno come terzo portiere dietro ad Albertosi ed a Reginato per andare a disputare il torneo di Sanremo.
Praticamente in due mesi sono passato dalla seconda categoria alla Serie A“.

Noi giovani ci allenavano alle Saline, mentre la prima squadra all’Amsicora – ha aggiunto Copparoni.
Spesso alla fine del mio allenamento mi chiamava Scopigno, per parare le bordate di Rombo di Tuono, perché Albertosi usciva prima e Reginato aveva le “mani bollenti” per prendere quei tiri micidiali.
Allora non si usavano i guanti, potete immaginare.
Allora andavo io ai pali e uscivo con i polpastrelli della dita rossi e per tre giorni dovevo fare gli impacchi.
Un tiro di un attaccante allora era di 70 km orari, oggi di 120“.

“Quanto sono stati importanti gli insegnamenti di quel grande Cagliari a livello sportivo e umano? 
Tantissimo – ha risposto l’ex portiere -, mi volevano tutti molto bene, da Domenghini a Cera Nicolai ad Albertosi e Reginato.
A Ricky devo molto, l’aver imparato la posizione tra i pali e il tempo delle uscite, mentre Regi mi dava insegnamenti di vita, era il mio compagno di camera”.

“Quanto è stato importante Gigi Riva?
Gigi mi ha sempre stimato ed apprezzato – ha ricordato Copparoni.
Parlava spesso delle mie parate con Vicini, allora allenatore della Nazionale Juniores, e mi fece guadagnare un bell’ingaggio quando mi vendettero al Torino.
Fu Riva ad accompagnarmi da Gigi Radice in quella estate in ferie in Sardegna per il passaggio dalla terra sarda a quella piemontese”.

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