Nuovo arrivo in casa rossoblù, primo giapponese della storia del Cagliari, Yukinari Sugawara si è presentato ai canali ufficiali del Club con una intervista che ha toccato gli aspetti legati più prettamente al campo a quelli più personali e inerenti anche la cultura del suo Giappone.
Da dove è partita la sua carriera, prima di toccare Olanda, Inghilterra e Germania, che hanno arricchito il suo bagaglio personale oltre che tecnico.
UNA SCELTA IMMEDIATA
«Sono molto felice di essere qui.
Ho dovuto prendere una decisione molto rapidamente, a pochissimi giorni dalla chiusura del mercato, ma quando il Cagliari mi ha cercato, ho detto subito di sì».
«Ho sempre desiderato venire a giocare in Serie A perché ci sono stati grandissimi giocatori giapponesi, come Nagatomo, Honda, Nakata e tanti altri».
CAGLIARI, IL SIMBOLO DI UN’ISOLA
«Conosco alcune cose sulla Sardegna, che è davvero un posto bellissimo in cui stare, per la storia, i paesaggi, le spiagge e il cibo».
A convincerlo ulteriormente anche i racconti dell’ex compagno di squadra Pantelis Hatzidiakos.
«Gli ho chiesto della Sardegna e del Cagliari e mi ha detto solo cose positive.
Non ho avuto tempo di parlare con il mister prima del trasferimento perché avevo pochissimo tempo per prendere la decisione, ma mi hanno detto solo cose ottime sul Cagliari e io volevo fortemente venire qui».
«Il Cagliari è davvero un simbolo dell’Isola, la gente ama alla follia sostenerlo.
È come la Nazionale della Sardegna, senza dubbio».
PRIMI APPROCCI
«Ogni giorno posso vedere il sole, c’è spesso bel tempo, e poi i compagni, lo staff della squadra, i tifosi, tutti sono molto educati, positivi e gentili con me.
Come ha detto il mister, sono un giocatore con anche caratteristiche offensive, ma non solo, credo di avere buona sicurezza con il pallone e in fase di costruzione.
Posso giocare dentro il campo o largo sull’esterno, ma non importa la posizione in sé.
Mi piace molto contribuire alla fase offensiva, è uno dei miei punti di forza, ma al di là di ciò quello che mi preme è aiutare la squadra con le mie qualità, come i cross e l’ultimo passaggio.
E mi piace davvero lottare per la squadra.
Voglio sempre vincere la partita, i duelli che sono fondamentali dentro un gara.
Penso che il mio ruolo ideale sia quello di terzino destro perché è una posizione che mi permette di partecipare sia alla fase offensiva che a quella difensiva.
Mi piace essere coinvolto nel gioco e mi piace correre tanto, a disposizione del gruppo».
VOGLIA DI MIGLIORARE
«Ci sono molte cose che devo migliorare, perché non sono un giocatore perfetto e se voglio diventare un giocatore più forte devo continuare a lavorare, tanto.
In Serie A c’è molta più attenzione agli aspetti tattici che altrove, in primis in fase difensiva, quindi devo lavorare sugli determinati aspetti del mio gioco al fine di essere più utile possibile».
QUATTRO PAESI, UN MONDO PIÙ GRANDE
«È bello avere l’esperienza di aver giocato in Paesi diversi, ho trovato modi differenti di giocare a calcio, senza dubbio e con parecchi cambiamenti di volta in volta.
Ho imparato tantissime cose, ogni Nazione mi ha lasciato qualcosa.
Ho visto e parlato con tantissimi giocatori e persone provenienti da altre realtà e ho davvero imparato a capire le culture in cui sono cresciuti.
All’inizio non parlavo né inglese né olandese prima di venire in Europa, ma ora so parlare quelle due lingue molto meglio oltre a un po’ di tedesco.
Adesso sto iniziando ad approcciarmi con l’italiano.
La mia vita è cambiata nel tempo, come succede a tutti, direi che sicuramente il mio mondo è diventato più grande».
IL SOGNO DEI MONDIALI
Tra i momenti più importanti della sua carriera c’è quello vissuto con la Nazionale giapponese agli ultimi Mondiali.
«È il sogno di ogni bambino, perché è la competizione più importante in assoluto.
Quando sono entrato in campo per la prima volta contro l’Olanda è stato il momento più importante della mia carriera.
Stavo giocando ai Mondiali e mi sembrava di sognare, non lo dimenticherò mai».
UNICO GIAPPONESE IN SERIE A
L’arrivo in Italia assume un significato ancora più particolare per Sugawara, anche per le difficoltà legate al tesseramento dei calciatori extraeuropei.
«Non è facile arrivare in Serie A da fuori Europa, sono davvero grato al Cagliari perché mi ha ingaggiato e ha utilizzato uno dei due slot per me.
Sono l’unico giapponese che gioca in Serie A. Non lo sapevo, nel momento in cui si è profilata l’ipotesi, davvero pensavo che ci fosse qualcun altro e invece eccomi qui, unico giapponese in Serie A in questo momento.
Forse anche per questo devo dare tutto e fare il massimo per lasciare un segno importante in Italia.
Se giocherò male, magari penseranno che i giapponesi non siano abbastanza bravi, ma se farò bene, al contrario, ancora più persone capiranno che noi giapponesi abbiamo qualità.
E, magari, i giocatori della mia nazionalità in Italia torneranno ad aumentare come qualche anno fa.
Voglio fare bene in ogni singolo allenamento e in ogni partita, dando tutto ogni giorno».
IL MODELLO NAKATA
Tra i connazionali che hanno fatto la storia del calcio italiano, Hidetoshi Nakata occupa un posto speciale.
«È uno dei nomi più importanti in Giappone perché ha vinto lo Scudetto con la Roma segnando un gol decisivo contro la Juventus in quella partita che tutti ancora ricordano, nel 2001.
Quando si parla di Nakata e della Serie A, in Giappone, tutti si illuminano.
Lui è certamente un esempio, è uno che ce l’ha fatta e ci ha rappresentato nel mondo con la sua attività di calciatore ai massimi livelli».
DUE CULTURE, TANTI ASPETTI IN COMUNE
C’è anche un curioso punto di incontro tra Italia e Giappone che Sugawara ha scoperto direttamente a Cagliari: Captain Tsubasa (Holly e Benji), il celebre manga e anime dedicato al calcio.
«Lo guardavo e lo leggevo quando ero piccolo, perché è l’anime sul calcio più famoso, ma, a essere sincero, non sapevo che fosse celebre e conosciuto anche in Italia e in Europa».
«Mi hanno chiesto subito di Captain Tsubasa, non mi aspettavo che lo conoscessero così bene.
Sono rimasto sorpreso, ma è sempre bello quando qualcuno dello staff e del tuo nuovo Club ti parla di cose giapponesi in generale, come possono essere gli anime, il cibo, la cultura a tutto tondo e le città».
Primo giapponese nella storia del Cagliari: Yukinari Sugawara si racconta









