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Gigi Riva: “Ora c’è Ranieri e con lui non soffriremo più”

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“Devo fare i complimenti a Pavoletti, perché lui ha sempre segnato tanti gol, ma questo è stato davvero bellissimo perché non era facile. E poi è stato un gol storico“.
A parlare è il grande Gigi Riva, che nel corso di un’intervista al Corriere del Ticino ha commentato la promozione in Serie A del Cagliari, giunta dopo la rete di Pavoletti al 94‘ della finale playoff Bari-Cagliari, che ha scatenato l’euforia generale.

“Da quando ho lasciato il mio ruolo di Team Manager con la Nazionale non ho più visto una partita in tv, del Cagliari o dell’Italia, perché soffro troppo – ha commentato Gigi Riva, che ha poi aggiunto:
Mi ha chiamato mio figlio Nicola e abbiamo festeggiato insieme al telefono.
Ma anche se non mi avesse telefonato, avrei capito tutto pochi minuti dopo perché dal mio balcone ho sentito i clacson delle auto con i tifosi in festa per le strade”.

I meriti dell’eccezionale risultato raggiunto dal Cagliari.
“Premesso che bisogna fare i complimenti al presidente Giulini che lo ha chiamato quando nessuno pensava alla promozione, il merito di questa autentica impresa è di Ranieri che non ha sbagliato niente dal primo all’ultimo giorno.
E poi si è confermato non soltanto un ottimo allenatore ma anche un gran signore, perché ha saputo rimproverare quei tifosi che urlavano “Serie B” ai baresi alla fine della partita.
Una dimostrazione di stile, che ha coronato la sua stagione da applausi“.

Cosa aspettarsi per la prossima stagione.
“Immagino che la squadra sarà rinforzata.
Possiamo e dobbiamo rimanere stabilmente in Serie A, ma Giulini è bravissimo e non ha bisogno di consigli.
E poi c’è Ranieri e con lui non soffriremo più, lasciatelo dire a me che conosco l’ambiente, visto che sono qui da sessant’anni“.

Gigi Riva ha poi ricordato alcuni episodi del suo primo periodo a Cagliari.
Non avevo la patente e mi aggrappavo dietro al tram per andare da via Roma a casa, senza pagare. Poi presi in comproprietà una Fiat 600 con Cera e Cappellaro, guidando di nascosto sulla pista dello stadio per imparare.
L’istruttore un giorno mi disse che mi avrebbe dato la patente se avessi segnato la domenica dopo. Feci una doppietta al Verona e arrivò la patente“.

“Che cosa mi piace dei sardi? La generosità.
Mi hanno sempre fatto sentire uno di loro, attorno a tavolate con salcicce e maialino.
E poi abbiamo lo stesso carattere, non ci mettiamo in mostra, siamo silenziosi.
Sono affezionato a Leggiuno dove sono nato, sul lago Maggiore a pochi chilometri dalla Svizzera, ma ormai mi sento un cagliaritano, anzi un sardo, con una famiglia ancora più sarda perché i miei figli, Nicola e Mauro, sono nati qui, come le mie nipotine”.

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