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Claudio Ranieri: “Mi hanno consegnato la nave, devo portarla in porto”

In vista del match CagliariRoma (domenica 8 ottobre ore 18 Unipol Domus, diretta DAZN), Claudio Ranieri ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport, in cui ha parlato dell’attesa gara, per lui non come tutte le altre, visto che Cagliari e Roma sono le due squadre alle quali Claudio Ranieri è maggiormente legato.

Nato a Roma e cresciuto calcisticamente nella Roma, Ranieri non ha mai nascosto il suo affetto per i giallorossi.
Tifoso della Roma? Il bambino che è dentro di me lo è sempre.
Così come il Cagliari.
Anche se sono un professionista che svolge il proprio compito di allenatore con dedizione, non posso negare che conservo una fiamma di tifoseria per il Cagliari. Il Cagliari è la squadra del cuore dell’allenatore“.

“Avevo vinto un campionato di C e la Coppa Italia di categoria, ero stato promosso con il Cagliari in Serie A e l’avevo salvato – ha ricordato.
Capiamo tutti di calcio, a parole, ma pochi lo masticano realmente.
Tutta la gavetta mi sono fatto, non sono stato un campione al quale hanno dato la Serie A, sono partito da zero.
Per questo Cagliari, l’Isola, la Sardegna è il mio scoglio duro, nei momenti difficili – ne ho avuti come tutti gli allenatori – il ricordo di Cagliari diventa importantissimo. E quando sono stato chiamato, ho riflettuto a lungo, avevo paura di perdere la considerazione e l’amore che mi ero guadagnato“.

Testa alla salvezza.
“La mia forza è la positività, soprattutto nei momenti difficili.
La vita va vissuta, la vita è bella e poi non ho mai visto un perdente vincere.
Un perdente le disavventure se le chiama“.
Non mi piace dare la colpa a tizio, all’arbitro, al rigore, al giocatore, al mercato: e non mi hanno comprato questo e quello e quell’altro.
Ho la nave e devo portarla in porto. Gli alibi non fanno per me e non evitano il naufragio. 
So che mi hanno consegnato una nave, ne ho accettato il comando e devo portarla da qui a là.
Incontrerò la bonaccia, e la tempesta.
La nave in porto è ciò che conta, tutto il resto sono chiacchiere, scarico di responsabilità quando le responsabilità sono solo mie.
Ecco, la nave che lentamente affonda man mano che si perdono i punti, si alzano le acque, io devo essere la scialuppa di salvataggio. Il mio è un modo di essere. 
Non ho mai avuto paura di dire, da giocatore e da allenatore, ho sbagliato io. Mai”. 

Difficile oggi pensare all’esonero?
Non credo sia difficile. Il giorno in cui mi vedessero depresso, o non più in grado di comandare la barca, sarebbe addirittura opportuno. 
Se fossi il presidente e vedessi che il mio allenatore non ha più in mano lo spogliatoio, dovrei cacciarlo giocoforza. Non sarebbero certamente i risultati a spingermi al licenziamento”.

Una partita speciale quella di domenica, anche per la presenza di José Mourinho, che in passato aveva rivolto qualche critica a Claudio Ranieri.
Scaramucce risolte, ora i due mister sono grandi amici.
“È un grande – ha commentato Ranieri. Non dico altro perché non mi va di parlarne bene e nemmeno di dire, ah sì, mi diede del settantenne.
Sono cose nostre, cose che abbiamo messo a posto, superato abbondantemente, lui mi ha conosciuto meglio. 
Quando mi esonerarono si presentò in sala stampa indossando la tuta con la scritta CR – ha ricordato Ranieri -, che gli devo dire? Solo grazie, è un grande amico, un grande allenatore, soltanto un grande uomo fa cose del genere. Grazie”.

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