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Roberto Muzzi: “Con i giovani servirebbe più coraggio, e a Mister Ranieri non manca”

Ospite della trasmissione di Radiolina “Il Cagliari in diretta”, l’ex attaccante Roberto Muzzi, oggi coordinatore tecnico della Primavera e Under18 rossoblù, ha parlato del momento vissuto dalla squadra combattiva di Claudio Ranieri.

“Lo spirito del Cagliari è combattivo, anche nella vittoria contro il Bologna ho visto una squadra che lotta sino all’ultimo minuto – ha commentato Muzzi.
Una squadra che ha dimostrato di volere a tutti i costi questa salvezza, questo è lo spirito giusto.
Stesso spirito che caratterizza la Primavera, d’altronde c’è un collegamento forte con la prima squadra“.

“La Primavera è un gruppo eccezionale, abbiamo un grande mister come Fabio Pisacane, che sa coinvolgere tutti.
È preparato, lavora con passione, ha personalità, può crescere e diventare un ottimo allenatore“.

Abbiamo tanti giovani molto interessanti per il futuro – ha aggiunto – tra cui Idrissi che è nel giro della Nazionale U19.
Mister Ranieri ha dimostrato di tenerli in considerazione. La convocazione domenica scorsa di Kingstone e Vinciguerra è stata una grande soddisfazione.
I giovani vanno saputi aspettare, ci vuole calma e pazienza. L’inserimento è graduale.
Speriamo ci sia l’occasione per farli esordire in prima squadra”. 

“Il salto tra Primavera e prima squadra è molto grande, anche se in Italia a volte servirebbe più coraggio.
Coraggio che non manca a Mister Ranieri – ha sottolineato Muzzi.
Prati per esempio, 2003, è ormai un punto fisso del centrocampo.
C’è Luvumbo, che quest’anno sta facendo cose pazzesche, Obert, Desogus.
Il Mister sa gestirli, sa quando è il momento giusto per lanciarli“.

“Arrivai a Cagliari che dovevo recuperare da un infortunio al menisco ma Tabarez mi rassicurò dicendomi che appena fossi stato bene con lui avrei giocato – ha ricordato Roberto Muzzi.
Quando indossavo la maglia numero 11 sapevo cosa rappresentava a Cagliari: chiesi il permesso a Gigi Riva prima di prenderlo, mi disse , perché lo meritavo.
Per me era una responsabilità enorme: l’aveva indossato lui, dovevo onorarlo.
Il primo gol è stata un’emozione grandissima, ma ogni rete mi emozionava.
Era il mio modo di ricambiare l’affetto che mi dava la gente.
Il tifoso del Cagliari è così: attaccato alla squadra, dà amore incondizionato.
È una maglia pesante, la devi sudare, rappresenta tutta un’Isola.
Cagliari mi ha dato tutto. Anche quando sono andato via il legame non si è mai interrotto.
Sapevo che un giorno sarei ritornato“.

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