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Beppe Tomasini: “Io al braccio portavo solo un pezzo di stoffa. Il condottiero del Cagliari era Gigi”

Ha perso l’amico di una vita.
Più di 50 anni di amicizia, capisce cosa ho perso?.
Queste le parole di Giuseppe Tomasini nel corso di un’intervista telefonica a BresciaOggi, in cui ha raccontato aneddoti e ricordi della sua amicizia con Gigi Riva, scomparso lo scorso 22 gennaio a 79 anni.

Uno dei protagonisti della spettacolare stagione dello storico scudetto, Tomasini non manca di rimarcare le differenze: “Allora i difensori ti marcavano sulla pelle, ti seguivano anche in bagno, mica come adesso”.

“Cosa vuole che le dica di uno come Riva?
Intanto che, anche se per poche partite, sono orgoglioso di essere stato il suo capitano.

La fascia la indossava Cera, in sua assenza toccava a me. 
Ma io al braccio portavo solo un pezzo di stoffa.
Il condottiero del Cagliari era Gigi“.

“Con Gigi eravamo amici da più di 50 anni – ha continuato Beppe Tomasini.
Lo siamo stati durante la nostra militanza nel Cagliari e anche dopo.
Quando abbiamo smesso, Riva è rimasto nel calcio e tutti sappiamo quanto è stato apprezzato come dirigente della Nazionale”.

Per entrambi Cagliari è stata la città in cui hanno scelto di mettere radici: Riva è rimasto nel calcio, Tomasini ha aperto un distributore di benzina con annesso un bar.
Riva veniva da me a rifornire l’auto, tutte le mattine immancabilmente si beveva insieme il caffè.
Ho perso un amico vero, una persona generosa e brillante come poche, un campione incredibile in campo e fuori.
Gigi voleva le cose giuste, non sopportava i furbi e gli opportunisti“.

Tomasini è arrivato al Cagliari nell’estate 1968 dopo l’esordio nel Brescia nel ’64-65 e le 22 presenze nel ’67-68.
Gigi qui ci fece 2 gol, perdemmo 3-0 – ha ricordato Tomasini.
Quando l’estate dopo mi dissero che sarei andato al Cagliari, feci i salti di gioia
Pensai: adesso non dovrò più avere paura.
E io Riva me lo godevo ogni volta che faceva gol agli avversari, vedevo il terrore negli occhi di chi lo doveva marcare.
Lo capivo meglio di tutti: giocargli contro era un’esperienza da non augurare a nessuno“.

Tutte le settimane lo andavo a trovare con altri 2 amici comuni.
Venerdì avevamo programmato una cena a casa sua, ne era entusiasta.
Poi è arrivata la mazzata, ancora non ci credo”.

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