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Gigi Riva: storia di una leggenda

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Uno così non si era mai visto. E forse non si vedrà mai più.
Nato il 7 novembre 1944, Gigi Riva ci ha lasciato il 22 gennaio 2024.

Una vita piena, da romanzo.
Un’infanzia difficile, dolorosa l’esperienza di tre anni in collegio.
“Ci davano da mangiare roba schifosa, e mi avevano privato della libertà”.

La sofferenza per la perdita dei genitori, ferite mai guarite. 
“Ho perso il papà a 9 anni, mia madre a 16.
Quando arrivai in Sardegna ero arrabbiato con la vita, sembrava che il destino ce l’avesse con me.
Mio padre era un grande appassionato di sport, lo ricordo conversare in piazza di ciclismo; di mia madre ricordo i sacrifici”.

Magro come un chiodo, ma molto veloce e con un bel tiro.
Lo chiamarono nella Nazionale Juniores. Durante un viaggio in aereo verso la Spagna, dall’alto vide un’isola. 
“Cos’è?”, “La Sardegna”. “Non vorrei mai vivere in un posto del genere”.

A vederlo in Spagna c’erano gli osservatori delle principali squadre italiane, tra le quali l’Inter, ma il dirigente del CagliariAndrea Arrica aveva già messo gli occhi su di lui.
Prezzo, alto: 35 milioni e 500mila.


Diventò presto Giggirriva, l’idolo più amato e l’attaccante più temuto in campo, che diede il via alla corsa allo scudetto.
Anni indimenticabili, con tifosi in viaggio provenienti da tutta la Sardegna per assistere alle partite e vedere i tanti e meravigliosi gol messi a segno da Gigi.

Diventò Rombo di Tuono nel 1970, soprannome affibbiatogli dal giornalista sportivo Gianni Brera, dopo una strepitosa partita contro l’Inter.
Lo scudetto del ‘70 ha unito la Sardegna all’Italia, secondo Brera.
Prima eravamo pecorai, banditi”.
‘Ti sbatto in Sardegna’, era la temuta minaccia di chi l’aveva combinata grossa.
Ma con Gigi cambiò tutto e l’isola diventò un paradiso.

Per la squadra rossoblù arrivò poi un periodo buio.
Gigi Riva si caricò sulle spalle la società e si impegnò a cercare una via d’uscita, che arrivò poi con l’intervento della famiglia Orrù, che rilanciò la Società.

Il suo ultimo anno, 1976, è coinciso con la retrocessione del Cagliari.
Cadde sul campo, in un grigia serata di febbraio durante un Cagliari-Milan.
Uno scatto, con di fianco il difensore Bet, un urlo di dolore: era partito un tendine della coscia.
Si abbassa il sipario sulla carriera di Gigi Riva, ma finché ha potuto, ha combattuto come un leone.

Dopo aver messo a segno in Nazionale 35 gol in 42 partite, tuttora record imbattuto, Gigi Riva ripartì con l’incarico di Team Manager degli Azzurri, che gli permise di stringere rapporti di grande stima con i suoi giovani giocatori (l’aneddoto raccontato da Francesco Totti).

Disse no a Zeffirelli, che gli aveva proposto di interpretare il suo San Francesco.
Strinse amicizia con Fabrizio De André
“Mettevo la sua musica in pullman beccandomi gli insulti dei compagni.
Passai una serata da lui, a Genova. Inizialmente non sapevamo cosa dirci, poi ci aprimmo.
Gli regalai la mia maglia, lui mi diede una sua chitarra”.

Nella testa dei suoi tifosi rimangono i suoi gol, di potenza pura, ‘rombi di tuono’, appunto, e la sua capacità fuori dal campo di unire l’Italia del calcio.
Nel 1973, quando la Juventus tornò alla carica per portarlo a Torino.
Arrica lasciò Boniperti a bocca asciutta: “Non c’era prezzo per vendere Riva”.

Gigi Riva era diventato uno di noi, più sardo di un sardo
“Provate a parlare male della Sardegna in sua presenza, vi farà nero”, diceva ridendo Beppe Tomasini.
A chi gli aveva detto che non avrebbe potuto candidarsi alla carica di presidente della Sardegna, non essendo nato nell’Isola, rispose, adombrato: “Non sono sardo, io?”.

Di abbandonare la Sardegna non ne ha mai voluto sapere, nonostante non volesse inizialmente metterci piede.
Qui ha trovato la sua casa, siamo diventati la sua famiglia.
Un’Isola intera lo amato, rispettato, sostenuto e coccolato come si fa con un figlio.

“Hombre vertical fino all’ultimo: se n’è andato come voleva lui”, ha commentato con commozione il figlio Nicola, nel corso del funerale, al quale hanno partecipato 30mila persone.

Gigi Riva non è più con noi, ma resterà ❤ grazie ai racconti dei nonni e dei padri.

(Video Cagliari Calcio)
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